Nel 2006 l’Italia diventava campione del mondo e Fabio Caressa ripeteva per ben 4 volte «Siamo campioni del mondo» prima dell’invito ad abbracciarsi forte e volersi bene. 

Vent’anni dopo, Caressa non racconta più una squadra di 11 persone che ha già raggiunto il proprio obiettivo. Osserva dodici persone che devono ancora capire se possono diventare una squadra. Non ci sono Cannavaro, Buffon e Grosso, ma un gruppo di persone che il programma chiama continuamente la Compagnia delle Tentazioni.

Il passaggio è interessante. Nel 2006 Caressa raccontava un gruppo capace di soffrire insieme e arrivare fino alla fine. Nel 2026 dirige un format, un esperimento sociale, costruito per verificare quanto tempo serva a un gruppo per dividersi quando il beneficio è personale, ma il conto viene presentato a tutti.

Money Road non racconta soltanto chi cede: mostra cosa accade quando un vantaggio individuale viene pagato da una risorsa comune.

Come funziona Money Road

Nella seconda stagione di Money Road – Ogni tentazione ha un prezzo, un programma di Sky, dodici persone comuni vengono portate nella giungla malese con il minimo indispensabile per affrontare dodici giorni di trekking. Il gruppo parte con un montepremi di 300.000 euro, destinato a essere diviso tra coloro che arriveranno alla fine.

Lungo il percorso compaiono cibo, letti, trattamenti, trasporti e altre comodità. Ogni tentazione accettata riduce il montepremi comune. Alcune decisioni vengono prese davanti agli altri, mentre altre possono rimanere segrete. Lo sportello ATM permette inoltre ai partecipanti di trasferire una parte del denaro in un portafoglio personale, talvolta senza informare il gruppo. La Compagnia sceglie anche una Guida, alla quale vengono affidate decisioni e informazioni particolari. 

La struttura sembra semplice: resistere alle tentazioni e proteggere il denaro. Il problema è che il gioco non distribuisce nello stesso modo benefici e costi.

Chi accetta una tentazione riceve subito il vantaggio: mangia, dorme, si riposa o mette del denaro nel proprio conto. Il costo, invece, viene sottratto dal patrimonio che appartiene a tutti. Il beneficio è visibile, immediato e personale. La perdita è differita, distribuita e collettiva.

La Compagnia delle Tentazioni ha un obiettivo comune, ma viene inserita in un sistema che premia continuamente la scelta individuale.

La finale della seconda stagione rende questa tensione ancora più evidente. Il montepremi rimasto era di 168.150 euro, pari a 14.012,50 euro per ciascun partecipante. All’ATM finale ognuno poteva ritirare la propria quota oppure raddoppiarla, togliendo di fatto la possibilità di incassare a chi sarebbe arrivato dopo. Marilina ha scelto il raddoppio; Luana è rimasta senza quota del montepremi, pur avendo ottenuto separatamente i 25.000 euro della precedente tentazione a tempo. 

La lettura più facile consiste nel dividere i concorrenti tra generosi ed egoisti. È anche quella meno utile.

Il punto non è stabilire chi sia buono o egoista, ma osservare come regole, informazioni e incentivi cambino i comportamenti.

Money Road è davvero un esperimento sociale?

Sky presenta Money Road come uno strategy game e un esperimento sociale sulla contrapposizione tra individualismo e solidarietà. Caressa assume il ruolo di direttore dell’esperimento, evita di giudicare apertamente le scelte e invita il pubblico a chiedersi cosa avrebbe fatto al posto dei concorrenti. 

La definizione funziona dal punto di vista televisivo, ma deve essere maneggiata con attenzione. Money Road non è un esperimento sociale nel senso rigoroso della ricerca scientifica. Non vuole isolare una variabile, confrontare gruppi equivalenti o produrre risultati replicabili. È un ambiente artificiale, costruito e montato per generare dilemmi, tensioni e racconto.

Questo non lo rende inutile. Al contrario, può essere considerato un buon osservatorio narrativo.

La fatica, la privazione, la convivenza forzata, le informazioni segrete e la progressiva riduzione del premio rendono visibili comportamenti che nelle organizzazioni rimangono spesso nascosti dietro riunioni, procedure e formule diplomatiche.

Il programma mostra una questione molto concreta: possiamo chiedere alle persone di collaborare quando il sistema continua a offrire loro buone ragioni per non farlo?

Money Road e teoria dei giochi

La teoria dei giochi non coincide con il game design e non è una variante della gamification. Studia le interazioni strategiche nelle quali il risultato ottenuto da una persona dipende anche dalle decisioni degli altri.

Una scelta, quindi, non può essere valutata da sola. Devo considerare ciò che farò io, ciò che potrebbero fare gli altri e ciò che gli altri pensano che io possa fare. La teoria dei giochi utilizza concetti come strategie, incentivi, informazioni, risultati ed equilibri proprio per analizzare queste interdipendenze. 

Money Road non corrisponde a un unico gioco teorico. Contiene però diverse dinamiche riconoscibili.

Il montepremi come risorsa comune

Il montepremi appartiene potenzialmente a tutti, ma può essere consumato dai singoli. Per questo ricorda un dilemma legato alla gestione delle risorse comuni.

Ogni concorrente può rinunciare a una comodità per preservare il patrimonio oppure utilizzarne una parte per ottenere un vantaggio personale. Se tutti preservano la risorsa, il risultato collettivo è più alto. Se molti la consumano, la risorsa si riduce rapidamente.

Il montepremi funziona come una risorsa comune: tutti ne dipendono, ma ciascuno può ridurla per ottenere un beneficio personale.

Non siamo davanti alla classica tragedia dei beni comuni in forma pura, ma la tensione è simile: il comportamento individualmente conveniente può produrre un risultato peggiore per l’intero gruppo.

Gli studi di Elinor Ostrom hanno però dimostrato che le risorse condivise non sono necessariamente destinate al collasso. Possono essere amministrate con successo quando gli utilizzatori definiscono regole comprensibili, partecipano alle decisioni, controllano l’uso della risorsa e dispongono di strumenti per risolvere conflitti e violazioni. 

Ed è proprio ciò che alla Compagnia manca: può discutere, protestare e giudicare, ma non può modificare le regole del sistema.

Il dilemma del prigioniero ripetuto

Ogni tentazione è anche una nuova occasione per cooperare o defezionare.

Nel dilemma del prigioniero, due soggetti possono ottenere un risultato migliore collaborando, ma ciascuno ha un incentivo individuale a proteggersi o tradire l’altro. Nei giochi ripetuti la situazione cambia, perché ogni scelta contribuisce a costruire reputazione e condiziona le mosse successive. 

Money Road non propone un singolo dilemma. Ne propone una sequenza.

Dopo ogni decisione, il gruppo registra chi ha resistito, chi ha ceduto, chi ha nascosto qualcosa e chi ha difeso un altro partecipante. Una colazione, un letto o un passaggio in catamarano non valgono soltanto per il loro prezzo. Diventano precedenti.

Le scelte ripetute trasformano ogni tentazione in un test di fiducia, reciprocità e reputazione.

Il problema è che la reputazione viene spesso costruita su informazioni incomplete. Un concorrente può apparire collaborativo e avere denaro nascosto nel portafoglio personale. Un altro può dichiarare subito la propria scelta e ricevere più critiche proprio perché è stato trasparente.

Il sistema a volte premia chi riesce a nascondere meglio la propria defezione.

Informazioni segrete e sospetto

Lo sportello ATM, gli incarichi riservati e le tentazioni individuali introducono un’altra variabile: l’asimmetria informativa.

Non tutti conoscono le stesse cose. Alcuni partecipanti dispongono di informazioni che gli altri non possono verificare. Le decisioni vengono quindi prese non solo sulla base dei fatti, ma anche delle supposizioni.

Quando alcune decisioni restano segrete, il team non discute più i fatti: interpreta segnali, sospetta e costruisce alleanze.

A quel punto una frase, un silenzio o una contraddizione diventano indizi. La collaborazione smette di essere una questione operativa e diventa un problema investigativo.

È una dinamica molto presente anche nelle organizzazioni, quando le informazioni circolano in modo disomogeneo. Le persone riempiono i vuoti informativi con interpretazioni, attribuzioni di intenzione e ricostruzioni parziali.

La Guida e il problema della governance

La Compagnia elegge periodicamente una Guida. Il ruolo potrebbe sembrare quello di un project manager, ma presenta un limite: responsabilità, potere e accesso alle informazioni non sono sempre allineati.

La Guida riceve incarichi particolari, prende alcune decisioni e diventa il punto sul quale si concentrano aspettative e critiche. Il gruppo, però, non definisce realmente il mandato e non controlla tutte le regole alle quali la Guida deve rispondere.

Una guida senza mandato chiaro e senza regole condivise non può governare un gruppo, anzi, contribuisce a creare tensioni.

Nei team di progetto accade qualcosa di simile quando il project manager viene considerato responsabile del risultato, ma non ha autorità sulle risorse, accesso completo alle informazioni o possibilità di intervenire sugli incentivi delle funzioni coinvolte.

Cambiare Guida, in questi casi, non risolve il problema. Cambia soltanto la persona esposta al conflitto.

La fine del gioco

La teoria dei giochi attribuisce grande importanza alla durata dell’interazione. Quando le persone sanno che continueranno a incontrarsi, devono considerare le conseguenze future delle proprie scelte. Quando la relazione sta per terminare, questo vincolo si indebolisce.

Nel finale di Money Road non rimangono altre tappe nelle quali ricostruire fiducia o ottenere reciprocità. La scelta diventa definitiva.

Quando il futuro comune si accorcia, aumenta la convenienza percepita di proteggere il proprio risultato. È il cosiddetto problema della fine del gioco. Fino a quando il gruppo deve camminare, mangiare e dormire insieme, conservare una reputazione collaborativa può essere utile. Davanti all’ultimo ATM, invece, non esiste un domani nel quale gli altri possano ricambiare, premiare o sanzionare la scelta.

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